LE PIÙ
ANTICHE SCRITTURE EBRAICHE
Le Scritture dell'Antico Testamento furono composte in un periodo che si estende
per più di un millennio, dal 1450 circa a.C. al 400 circa a.C. Il primo
scrittore ispirato fu Mosè, il quale scrisse il Pentateuco intorno al 1450-1400
a.C. Malachia, ultimo scrittore dell'Antico Testamento, non scrisse più tardi
del 400 a.C.
IL TESTO DELL'ANTICO TESTAMENTO
In origine, le parti più antiche dell'Antico Testamento, furono scritte su pelli
di animali o su papiro in un ebraico antico, con lettere arcaiche simili a
caratteri delle più antiche iscrizioni fenice. Questa scrittura arcaica, dopo il
400 a.C. adottò i caratteri quadrati dell'alfabeto aramaico, usati nei rotoli
del Mar Morto, in posteriori manoscritti ebraici e nelle Bibbie ebraiche
stampate sin dal 1477.
IL CANONE DELL'ANTICO TESTAMENTO
Per canone della Scrittura si intende la lista dei libri della Bibbia
ispirati da Dio, e dunque accettati come unica regola di condotta e di fede.
Il termine greco "kanon", indicava originariamente una canna per
misurare. Di fatto designava "ciò che misura" cioè uno standard, una regola, una
norma. Più specificatamente "ciò che è misurato" secondo quello standard o
norma, quindi quei "libri ispirati da Dio".
Tutti i libri della Sacra Bibbia, hanno avuto autorità canonica sin dal
momento in cui furono ispirati dallo Spirito di Dio indipendentemente dal
fatto di essere inseriti in una raccolta formale o dal mero riconoscimento
umano. Il canone dell'Antico Testamento accettato dai cristiani evangelici è
identico a quello giudaico e, tra l'altro, a quello riconosciuto dai primi
cristiani e padri della chiesa.
LE PIÙ ANTICHE SCRITTURE CRISTIANE
Per quasi due decenni dopo l'ascensione del Signore Gesù, le Scritture
dell'Antico Testamento, principalmente in greco, costituirono la Bibbia dei
cristiani. Il primo libro del Nuovo Testamento fu probabilmente 1 Tessalonicesi,
scritto forse già dal 45 d.C. L'Apocalisse è comunemente ritenuto l'ultimo, ed è
datato intorno al 95 d.C.
Pietro predicò dall'Antico Testamento (Atti 2:14-36), così fecero Stefano (Atti
7:2-53), Filippo (Atti 8:32-35) e Paolo. Ecco perché tutti gli scritti del Nuovo
Testamento erano impregnati di Antico Testamento e perché i loro scritti
ispirati affondano le radici nell'Antico Testamento.
ORIGINE DEI LIBRI DEL NUOVO TESTAMENTO
L'Evangelo fu prima predicato verbalmente e interpretato alla luce della storia
e della profezia dell'Antico Testamento. Resoconti orali della vita e
dell'opera di Cristo furono poi messi per iscritto (i Vangeli sinottici
risalgono a qualche anno prima del 70 d.C.). Il bisogno della sana dottrina
sulla Persona e sull'opera di Cristo divenne presto una necessità, accentuata
dall'esigenza di dover difendere il cristianesimo contro errori come il
legalismo e l'antinomianismo. Le epistole paoline furono scritte per rispondere
a questo bisogno. L'esigenza di scrivere un profilo storico sullo sviluppo della
chiesa trovò una risposta nel libro degli Atti, mentre l'Apocalisse fu scritta
per completare la rivelazione del piano e degli scopi di Dio per il tempo e
l'eternità.
IL CANONE DEL NUOVO TESTAMENTO
Inizialmente furono le lettere di Paolo e degli altri apostoli che cominciarono
a circolare tra le comunità per ordine degli stessi apostoli (cfr. Col. 4:16; 1
Tess. 5:27; 2 Cor. 1:1; Giac. 1:1; 1 Piet. 1:1).
Inoltre, l'apostolo Pietro parla delle epistole di Paolo facendo supporre che
esse circolavano già tra le chiese: "Considerate che la pazienza del nostro
Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha
scritto, secondo la sapienza che gli è stata data e questo egli fa in tutte le
sue lettere, in cui tratta di questi argomenti. In esse ci sono alcune cose
difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro
perdizione come anche le altre Scritture" (2 Pietro 3:15,16).
Questi scritti, riconosciuti e citati dalla chiesa apostolica, s'imposero ben
presto autonomamente, secondo la volontà di Dio, e assunsero autorità canonica.
L'apostolo Pietro, parlando delle lettere di Paolo, le metteva sullo stesso
piano delle Scritture dell'Antico Testamento (2 Pietro 3:15).
Una conferma storica della loro autorevolezza, è data dal fatto che tutto il
Nuovo Testamento, tranne undici versetti, è citato negli scritti dei padri della
chiesa dei primi due secoli.
IL CANONE E I CONCILI
Il canone del Nuovo Testamento era già riconosciuto dalla chiesa primitiva, già
prima del Concilio di Nicea nel 325 d.C. Il Concilio di Cartagine nel 397 non
fece altro che ratificare il giudizio delle chiese e decise di limitarsi nelle
letture pubbliche soltanto alle Scritture divine.
Non v'erano dispute sulla canonicità, sebbene alcuni dubitavano ancora
dell'ispirazione di alcune epistole.
Eusebio di Cesarea (264-340 d.C.) preparò per l'imperatore Costantino 50 Bibbie
che contenevano tutti i libri dai quali essa è composta oggi.
Il canone dell'Antico e Nuovo Testamento fu dunque accettato dalla Chiesa
Cristiana molto tempo prima della formazione della chiesa cattolica romana.
ESATTEZZA E AUTENTICITÀ DEL CANONE
Lo Spirito Santo non ha solo ispirato il canone della Scrittura e ha preservato
i suoi autori da ogni errore (circa le presunte contraddizioni si vedano i link
a fine documento), ma ha pure messo in grado le diverse generazioni del popolo
di Dio di riconoscere i libri canonici quando essi apparivano: "Quando
andrete a destra o quando andrete a sinistra, le tue orecchie udranno dietro a
te una voce che dirà: Questa è la via; camminate per essa!" (Isaia 30:21).
"Lo Spirito della verità... vi guiderà in tutta la verità" (Giov. 16:13).
Quando questi libri furono riconosciuti come provenienti da Dio, essi furono
inclusi nel canone.
Chi nega l'opera dello Spirito Santo lo fa per dare gloria a una elite di
ecclesiastici o a una data denominazione religiosa, anziché a Dio.
La Bibbia, Parola di Dio, non è sorta né dai cosiddetti padri della chiesa,
né dai concili, ma è opera di Dio, che ha guidato ogni evento secondo la Sua
volontà.
La Bibbia stessa ci dà
vari esempi dell'accettazione delle sue parti da parte del popolo di Dio. A Mosè
era stato detto di mettere per iscritto la rivelazione che Dio gli aveva data (Es.
34:27; vedi Es. 24:4). I libri della legge di Mosè (i cinque libri che ora
vengono chiamati Pentateuco) furono affidati da Dio a Giosuè (Giosuè 1:7,8);
Giosuè scrisse il resoconto delle sue conquiste nella terra di Canaan (Giosuè
24:26), e questa relazione venne a far parte del canone crescente della
Scrittura.
Tutto attraverso l'Antico Testamento, mentre erano scritti libri sotto
l'ispirazione dello Spirito Santo (cfr. 2 Pietro 1:21), essi venivano aggiunti
alla collezione dei libri ispirati, così che per il tempo di Gesù il canone era
completo nei suoi 39 libri che oggi noi possediamo e che gli Ebrei hanno ora
nella loro Scrittura. Nessuno mancava e nessuno era superfluo. Insieme tutti
essi comprendono la rivelazione che Dio aveva data prima dell'avvento di Cristo.
Su che base è stato fatto questo riconoscimento? Il popolo di Dio durante 1000
anni circa di storia ebraica accettò gli scritti dei profeti, od altri ispirati
dallo Spirito Santo. Quegli stessi libri furono citati largamente dagli apostoli
e da Gesù, che ne riconobbe il canone (cfr. Luca 24:44).
Allo stesso modo, durante il periodo in cui fu scritto il Nuovo Testamento
(circa 50 anni), Dio guidò il suo popolo a riconoscere ed accettare gli scritti
di coloro che erano stati apostoli di Cristo (o i loro rappresentanti), cosicché
per la fine del primo secolo, si arrivò ai 27 libri inclusi nel Nuovo Testamento
- nessuno in più e nessuno in meno.
In questi 66 libri canonici non vi sono contraddizioni o errori storici, e tutto
ciò che essi insegnano su Dio, Cristo, noi stessi e su come possiamo avere un
rapporto personale con Dio, insieme alla via della salvezza, è magnificamente
coordinato.
Nella sua totalità il canone ci dice tutto ciò che dobbiamo sapere in merito a
questo rapporto di salvezza, sia per il presente che per l'avvenire.